I sistemi AI operano sempre più come infrastruttura cognitiva: non si limitano a fornire informazioni, ma contribuiscono a definire quali opzioni sono visibili, rilevanti e plausibili. Partecipano alla costruzione della cornice cognitiva dentro cui le decisioni prendono forma, esercitando un’influenza che precede l’attivazione della volontà individuale e della responsabilità giuridica.
I framework regolatori attuali, incluso l’AI Act europeo, restano ancorati a un paradigma di rischio e compliance concentrato su output, rischi identificabili e responsabilità ex post. Ma i sistemi AI esercitano il loro impatto più profondo a monte, nella configurazione degli ambienti decisionali e nella strutturazione delle opzioni disponibili.
Il risultato è un disallineamento strutturale tra il tempo del diritto e il tempo della tecnologia.
Il lavoro di Systemic Zero con Pollicino AIdvisory ha formalizzato questa intuizione in un framework di policy che propone l’introduzione di un Cognitive Impact Assessment (CogIA): una valutazione strutturata, basata sulla metodologia dei Thinking Quadrants, della capacità dei sistemi AI di preservare (o compromettere) l’autonomia cognitiva in tutte le fasi decisionali. Il CogIA è concepito per integrare il risk assessment dell’AI Act, inserendo criteri di impatto cognitivo direttamente nei meccanismi di compliance ed enforcement.